
Domani orale. Non ricordo nulla, non so nulla, ho un terrore folle di andare malissimo. Ho paura.
Words by IvyOfArtemisia {lunedì, 30 giugno 2008}
Mi ricorderò di questi giorni, delle cazzate isteriche che muoiono sulle nostre bocche e che si trasformano in risate convulse. Me ne ricorderò, pensando a questa vigilia dell'esame calda, afosa, soffocante. Credetemi, l'aria stessa puzza di bruciato. Poco importa: avrò finito entro il 3 luglio e niente mi permetterà di non andare a Roma per il concerto dei Sigur. E incontrerò Vale e leggeremo a Villa Borghese e salirò poi a Pisa, per l'iscrizione. Mi ricorderò delle smorfie di Vicky alla parola polizia postale e della sua voglia di fare il percorso con una bella foto du Superman. Perchè per chi non l'avesse capito, fa il percorso sull'eroe. I telegiornali continuano a dare notizie su notizie, consigli su consigli ma non ho voglia di ascoltare nessun pronostico e similia: vorrei solo ritrovare il mio iPod e ascoltare Curtains di Peter Gabriel fino a domani mattina. E quando mi chiederanno come hai passato la tua notte prima degli esami io dirò che mi trovavo a Tomahna, e guardavo la notte stellata e respiravo il vento e le foglie e i riflessi sull'acqua e la solitudine di un rifuglio ancora una volta violato.
Words by IvyOfArtemisia {martedì, 17 giugno 2008}Quello che ho pensato leggendo Daisy Miller è stato: oh, ma Daisy sembra davvero uno dei personaggi secondari di Jane Austen. Uno di quei personaggi che l'eroina di turno deve sempre impegnarsi a salvare, una ragazzina troppo sconsiderata, immatura, impulsiva, indecorosa, per sopravvivere nell'Europa decadànt. In una parola, troppo americana.
Sia chiaro, non che Daisy non sia affascinante. Ha tutto lo charme di una donna intelligente, è bella di una grazia luminosa, e ha cura del proprio fratello ma - purtroppo - non di se stessa. Come Isabel Archer, altra eroina di James, la ragazza si avvia verso la propria distruzione sia fisica che morale senza rallentare la corsa. Daisy è intelligente ma immatura, non ha coscienza, è una creatura che sceglie di rinnovare la propria libertà nel posto e nel momento sbagliato. Qui - come dirà la zia del protagonista - la cattiveria di Daisy sta nella sua volgarità, e l'indecenza nella sua sconsideratezza. Nel suo concedersi ad accompagnatori troppo intimi e di dubbio gusto, da Eugenio a Mr. Giovanelli, l'italiano effemminato che getta un'ombra di disgusto su tutti gli italiani, con la sua teatralità, i suoi fiori ogni giorno diversi all'occhiello, colpevole di aver accompagnato sulla via verso il baratro Daisy. Non ha agito per fermarla, è stato indolente, questa è la sua colpa, sebbene ci abbia riscattati nel non aver tentato di rovinarla del tutto. "Era la ragazza più innocente che io abbia mai visto" dira a Mr. Winterbourne, il rappresentate della moralità made in una Ginevra calvinista a cui poi farà ritorno, dimentico di Daisy, l'unico uomo degno di esser chiamato tale all'interno di questo racconto: amor cortese, sollecitudine, ma anche la giusta dose di sfrontatezza, il tutto esplificato in dialoghi perfetti.
A questo punto potreste chiedervi perchè due stelline dunque, perchè solo due?
Forse sono stata troppo critica, e forse ancora la mia lettura è stata troppo veloce. Ma a pelle non sono riuscita ad apprezzare questa eroina così sconsiderata, la cui fine è troppo simile a quella di Marguerite Gautier, la signora delle camelie, non tanto nel comune, fatale destino di malattia quanto nella redenzione finale, nel forzare tutto su questa innocenza sempre, sempre preservata, sempre mantenuta intatta anche durante (e nonostante) la rovina.
Gente, delirate con me.
Non riesco a studiare, non riesco a studiare, non riesco a studiare...
Words by IvyOfArtemisia {mercoledì, 11 giugno 2008}Dunque, è finita. Sabato è stato il mio ultimo giorno di liceo, l'ultimo giorno tra i miei banchi di scuola. Un Sabato passato a ripetere Classico Greco per l'interrogazione - frenetici minuti di oddiononsoniente! per poi correre a farsi interrogare in fisica. Ed è finita. Il giorno che ho rincorso fin dal momento in cui son entrata in quarto ginnasio: anni di giornate di studio pesante e non, di pianti per greco e matematica, di crisi isteriche per storia e filosofia, anni in quel corridoio nei dieci minuti d'intervallo, di fotocopie fatte di nascosto con la complicità di Maria, di merendine rimaste impigliate nell'aggeggio infernale, di uscite anticipate, di scritte sui muri, di fotografie, di minuti sacri imbevuti di luce , di interrogazioni fenomenali e altre da dimenticare, di 3 e 9 e mezzo, di versioni intraducibili, di domande ottenute sbirciando nei registri, di kià/fra non so niente fammi una domanda! e di secondo te che mi chiede?, di serate in pizzeria, di serate nella pizzeria della crociera, di ripassi dell'ultimo minuto con sempre la solita canzone nelle orecchie e sulla bocca, di telefonate interminabili, di disegni sui banchi, di conversazioni scritte e poi scoperte, di penne perse, di matite frantumate, di cartelle che si rompono nell'ultimo giorno, di dispense che perderemo sempre, di svevo, ungaretti e montale e di pascoli, pascoli, pascoli...?, di settimane in cui la situazione non è critica, ma tragica!, di supini di contendo, mimati davanti alla Cosentini, di gite passate a guardare dal finestrino, di ansia che sale davanti a Brunelli, di quaderni e quaderni di appunti da Talete a Freud, dei miei libri sempre sul banco a destra, del ritardo del mese, delle assenze non giustificate, di occupazione e auto(di)gestione, di progetti sempretroppiprogetti! , di sere di prove al porto e nel centro storico, di urla isteriche di Dina, di letture nelle conferenze più strampalate, di premi vinti all'improvviso, di èsonaaaaaataentrati'ntaclassiiiimovitiviii, di Omero, dove sei? donagli l''illuminazione sulla via per Damasco! e di giorni di pioggia, ovviamente quando proprio il giorno prima hai tolto l'ombrello dalla borsa, di assemblee di classe e d'istituto passate ad organizzare le interrogazioni e di compleanno su compleanni, dieci euro su dieci euro, di lettere, di sogni, di che ne sarà di noi?, di non ci perderemo, quando già sappiamo che lo faremo, di minuti che abbiamo già dimenticato, di tutto quello che questi cinque anni sono stati.
'cause it never began for us
it'll never end for us.
« Qui stanno e giacciono le promesse mancate, i tuffi al cuore, le telefonate di ore, gli sguardi persi, i sorrisi idioti, le parole scritte sui muri, le mani fredde, il sudore, le ginocchia molli e lo scoppiare del cuore. Amore perduto, Amore sprecato, Amore gettato via. Qui ti ritrovo.»
Words by IvyOfArtemisia {lunedì, 09 giugno 2008}
Take me
someplace far away
Take me
to a true elsewhere
my first thought
my last wish
Take me...
Words by IvyOfArtemisia {lunedì, 02 giugno 2008}