
Turquoise.
Come il mare, che fino ad adesso è sempre stato trasparente, come il cielo, terso, mai una nuvola, come l'aria che per adesso non è ancora rovente. Ah, questi giorni d'estate, così' desiderati, così fortemente voluti. Non faccio altro che leggere e andare a mare, dormire e passeggiare. Le mie giornate hanno questi precisi ritmi. Sveglia presto, vado un po' in giro o a mare, torno a casa e pranzo, dormo un po' e poi leggo fino a tarda notte. Non è forse il paradiso? E sabato mattina partirò. Andrò a Roma, e con Diego andremo al concerto dei Sigur Ros. Amen, finalmente, dopo tre anni di attesa (per lui, per me di meno XD) riusciremo a vederli! E sarò lì a urlare Glòòòòòòòòsoliiiiii come una brava fan. E poi, e poi. Eheh. E poi domenica mi vedrò con Val. Non ci saranno lucciole, ovviamente non ci sarà Valgiubola, ma avremo caldo, smog e frenesia romana. Ma non importa, tanto a settembre ci sarà Pisa.
Ah, Pisa. A proposito, parto il 10 e torno il 18. Mi stabilirò definitivamente lì la settimana dopo credo. Si sta avvicinando quel giorno, il giorno del cambiamento, la data di cui ho parlato ai miei orali. Comportiamoci come Medea, ma un po' più assennatamente, mh? Cavalchiamo quest'onda, e troviamo nel cambiamento consapevolezza di noi stessi.
A presto.
Words by IvyOfArtemisia {giovedì, 10 luglio 2008}Ora ho capito perchè gli esami di maturità non si dimenticano. L'ho capito, si. Quelle cinque ore di attesa, passate a ripetere materie a caso, a formare soprattutto frasi dal sapore negativo, composte al più da non so niente, non mi ricordo niente, quando la Gebbia usciva per fumare e mi tranquillizzava, quando Brunelli è venuto a prendermi - camicia, jeans, occhi blu, sorriso e tutto il resto - e mi ha accompagnato alla sedia. Gli sguardi della Davola, di Scuticchio, della Fuduli, di lui. La Gebbia che si alza per venire ad ascoltarmi, io che comincio a parlare a macchinetta. La Saccà, i 4 autori che mi chiede, la lunga interrogazione della Gebbia, il prologo dell'Antigone in metrica perfetta, i suoi occhi orgogliosi, la voce che si strozza, il sorso d'acqua, le mani impossibili da sciogliere, le domande di matematica e fisica, quelle di geografia, la Fuduli soddisfatta, e poi lui. Lui e la rivoluzione russa, lui e lo sguardo assassino che gli ho lanciato, lui e Hegel, lui e le sue battutine. Lui e "Chiara, come ti chiami?". Perchè si, quando dovevo scrivere il mio cognome, nella prova di storia ho scritto Cognome. Le domande della Saccà, a proposito dello straniero, di come accettarlo, la spiegazione del disegno del percorso, la Gebbia che ancora domandava su Luciano, ma soprattutto, soprattutto ancora la Saccà: farai la giornalista da grande, Chiara? Signori, vi presento una nuova giornalista.
Poi ricordo solo Brunelli che mi ordina di andare a mare, io che mi alzo, abbraccio Chiara e piango.
Bene signori: prima di tutto, grazie. Grazie a Val, Cecilia, Livia, la Ross, Charlie, tutte quelle persone che mi hanno sostenuto in queste settimane, con una pazienza e una sopportazione davvero fuori dal comune. Grazie ai miei compagni di classe, a Frà, Viky e Agnese, a Marta e a Claudia che mi sono rimaste accanto fino all'ultimo, e a Chiara che è rimasta fino alle 14:30 solo per me. Ma grazie, soprattutto, alla mia famiglia. A papà, che mi accarezzava la schiena mentre piangevo, a Daniele, che non mi ha fatto troppo innervosire e al suo tifo da stadio, sure (Chiaraolèolè) e Mamma. Mamma. Che dolce parola. Quella sacra donna che non è uscita per settimane pe farmi compagnia, che è rimasta a casa per sentirmi tutti i programmi giorno e notte, Mamma che mi ricordava la pillola del mattino e quella del pranzo, Mamma che mi tranquillizzava la notte quando piangevo prima di andare a dormire, Mamma che mi manda a quel paese intimandomi di smetterla di fare la sciocca, Mamma che non è scesa ad assistere all'esame, ma che mi ha abbracciato forte quando sono uscita.
Grazie.
Ora, è finita.
Words by IvyOfArtemisia {mercoledì, 02 luglio 2008}