wake up and smell the coffee
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Nessuno capisce come mi sento.
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IvyOfArtemisia {giovedì, 25 giugno 2009}
I'm broken, wide open, like a dried flower
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Ho ritrovato nella scrivania della mia stanza, giù, nella casa estiva, la stanza sempre disordinata, piena di vestiti buttati alla rinfusa su ogni superficie disponibile piana e non, l'abbozzo di una storia. è bello vedere che è rimasto qualcuno di fedele ad aspettarti: il tuo blocco appunti.
Per il resto, non ha fatto praticamente niente giù, e non ho visto nessuno fatta eccezione per Marta e Dario. Ma anche con loro, è stata questione di un attimo e niente più. Sono scesa a mare tre volte, tre volte contate. A contare i granelli di sabbia bianca, ad urlare per il dolore dell'acqua fredda. Nessuna bruciatura, solo un lieve arrossamento: se mi fossi ustionata credo che mia madre non me l'avrebbe mai perdonato. Sicuro come la morte.
Ho dormito. Ho dormito tanto, molto, moltissimo. In quel letto addossato al finestrone. Peccato non abbia piovuto nemmeno una volta, peccato davvero. Si ha sempre bisogno di un giorno di pioggia, ogni tanto. E ho scritto: ho abbozzato le Storie della decadenza (che sia polvere, e santuari rotti, e terre abbandonate, mondi dimenticati, lentezza, la lentezza della Decadenza) e ho ritrovato una Sirius/Hermione che dovevo aver iniziato a Settembre scorso, prima di partire. Forse adesso è il momento giusto di continuarla.
Fa caldo, qui. Ma oggi siamo stati benedetti da un po' di vento fresco. Ci sono le zanzare, devo studiare. E l'atmosfera in casa è strana. Vorrei fare tutt'altro, vorrei essere a casa mia, ma questa notte, verso le tre e mezza, mentre guardavo fuori con gli occhi miopi, ho capito di nuovo che il mio posto, adesso, è qui.
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IvyOfArtemisia {sabato, 20 giugno 2009}
Convertiamoci a Coleridge
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Respirare. Raccontare. Viviamo di questo e basta.
Sono tornata oggi alle sei. Un vento rovente mi ha accolto appena scesa dall'aereo, la LAM ha fatto un giro assurdo impiegando oltre mezz'ora a portarmi a casa. Sono a casa. Da notare, casa è un termine relativo, va contestualizzato. Al momento sono a Pisa, con la testa sono in un luogo poco precisato e molto poco reale. Sono tra le parole di una storia ombrosa, liquida, antica. Mettete dentro un po' di Tolkien, qualche ricordo trovato per strada, il bisogno di raccontare il reale del fantastico che ho abbandonato per il viceversa. Convertiamoci a Coleridge.
Non volevo tornare a Pisa. Non volevo per niente. E sfuggire al caldo, alle zanzare e allo studio forse per qualcun'altra sarebbe stato molto più facile. ma per me no, no, assolutamente no. Sono tornata, e mi darò questi altri due esami, crollasse il mondo. E continuerò qui, anche se qui sono sola. Anche se vengo lasciata sola. E sono già -29 al ritorno a casa. Torniamo a Casa, torniamoci sempre.
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IvyOfArtemisia {venerdì, 19 giugno 2009}