« la cattiva reputazione, le voglie sconfinate, la necessità di infinito. »

to the lighthouse

domenica, 18 ottobre 2009 @ 14:50

Vado via. C'è un posto che si chiama Howth che è bianco e azzurro e grigio e blu scuro, e che ha un faro sulla punta. Vado via, per qualche giorno; andrò a Dublino e andrò anche lì, a trovare una cosa che ho perso.
Alla prossima settimana.

in partenze, città dacqua | commenti (1)

the sun had not yet risen. the waves paused.

lunedì, 12 ottobre 2009 @ 22:30

Sono tanto, tanto stanca. Tento di non mancare alle lezioni, ma a causa delle varie coincidenze e sovrapposizioni di orario manco irrimediabilmente ad almeno due, tre lezioni a settimana. Inoltre mi è stata cambiata la lezione di russo del martedì, altri casini da aggiungere alla mia già ingarbugliata tabella di marcia. Sto seguendo per bene la Battaglia: ci andrei anche se fuori ci fosse un diluvio universale di dimensioni bibliche, mancare al suo corso è assolutamente impensabile. Mentre sto allegramente saltando le lingue: ah, ma quest'anno gli esami vanno dati, non si sfugge. Vedremo come si metterà la situazione a Gennaio.
Intanto penso a Domenica: mi fa terribilmente strano dire Domenica vado a Dublino. Sono un po' contenta, un po' eccitata, un po' spaventata, un po'...incredula. xD Non so, vado a Dublino diocaro! La città per cui spasimavo sin da bambina! Avevo la testa piena di quelle storie di fate, di verde, di alberi esili, di cieli blu e viola e bianchi e di fiori. Che sarà esattamente tutto ciò che non troverò in quella città, ovviamente, ma mi basterà vedere una ragazza suonare suonare l'arpa in mezzo ad una qualche street per essere felice. Ed uscire una delle quattro sere che passeremo lì e bere una birra o un caffè e ridere e poi scrivere, scrivere, scrivere. Magari questo viaggio servirà alla mia ispirazione bloccata. E principalmente spero che possa servire la lontananza. Perché sono arrivata alla conclusione che per questo malessere diffuso, un po' fisico un po' no, non sia da incolpare questa città da cui scrivo e che è diventata di nuovo d'acqua, né i suoi abitanti d'altro canto. C'è qualcosa in me che non va, e non riesco a capire cosa sia: quindi ho bisogno di tornare a vedere le cose con più chiarezza, e questa grazia mi viene data solo dalla lontananza. Spero solo che Dublino basti, anche se non penso proprio.

in confessioni, partenze, soglie, meccanismi, perifrastiche, città dacqua, realtà universitarie | commenti (2)

song of a forbidden siren

giovedì, 16 aprile 2009 @ 09:21

Tornata. Quindi ovviamente sapete come sto. E che vacanze di merda siano state. Mi si è rotto anche il cellulare. Anche vedere i miei è stato quasi penoso: li ho visti sorridere poco, non abbiamo fatto niente insieme, per poco alcune sere litigavamo.
Stamattina volevo andare a lezione. Giuro, giuro. Giuro. Ma poi ho visto la pioggia  e mi è presa a male. E Ania dice che fuori fa anche caldo. Credo che uscirò esclusivamente per fare la ricarica a mamma, stop. Se mi va oggi vado al laboratorio, altrimenti, pace. Devo risentirmi qui, altrimenti è finita.
Manca poco a Parigi: ho già il biglietto per scendere a Roma e ho fatto il check-in di andata e ritorno per tutti quanti: manca poco e io ho smesso di interessarmi. Prego che vada tutto bene e che il tempo ci grazi. Prego che sia una vacanza indimenticabile e bella, perché ne ho tanto tanto tanto bisogno.

in ritorni, paris, perifrastiche, città dacqua | commenti

Battesimo

giovedì, 15 gennaio 2009 @ 22:03

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Eeeek. Ed era il mio primo esame, Geografia culturale. E ho preso trenta e lode. Avrei pagato soldi a palate per stare davanti a mio padre, mentre glielo dicevo.

 

Ah, pensieir random. Sono totalmente in fissa con Amelie, e con la sua colonna sonora.

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La gente sparisce

venerdì, 09 gennaio 2009 @ 22:57

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L'altra sera stavo studiando quando Ania è tornata dalla sua passeggiata-premio-post-esame e mi ha portato il libro che le avevo chiesto di prendermi, Memorie d'una ragazza perbene della Beauvoir. L'ho sfogliato prima di andare a cena. Ho fatto correre le pagine finché non se ne è aperta una a caso: la prima frase che ho letto diceva qualcosa del tipo cinque sei anni e avrò la laurea cinque anni e sarò padrona della mia vita.

Simone, come facevi a sapere, come, dico come facevi a sapere che ho passato due giorni piangendo, i due giorni del ritorno a dannarmi perchè volevo tornare a casa?

Ma sto meglio, ora. Sto studiando, non sembra vada male male male male. Sto studiando, esco solo se necessario. Sto meglio. Pianifico Parigi: appartamento di 30 mq a due passi dal cimitero di Montmartre. Parigi, avrò Parigi dal 21 al 28 Aprile. Che questi esami vadano bene, che vadano bene...

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cittadacqua

mercoledì, 17 dicembre 2008 @ 00:05

Pisa. Pisa, città di pioggia. Di poveri studenti che non rinunciano alle converse nemmeno con il diluvio. Che un giorno con nuvole bianche è un giorno d'estate. Pisa città di mille canali interni, che portano via quintali di foglie secche. Portarle dove, poi. Il mare freddo e bianco è lontano.

Oggi ho eliminato un'altro paio di voci dal post-it papiro piazzato sopra la scrivania: fare spesa e prendere materiale geografia. Un lavoraccio quest'ultimo: vai a richiederlo nella biblioteca del dipartimento, lascia documento, scappa in copisteria, corri a lezione, escine dopo quattro ore, vai in copisteria, aspetta che finisca la pausa pranzo, corri a riportare tutto in Biblioteca, torna a casa, metti ad asciugare tutto, mangia qualcosa, poi vai a fare la spesa. 'nsomma. Mi sono stancata oggi. E avevo i piedi freddi, e pesanti. L'ombrello sta in agonia dopo due anni di onorato servizio. E a Tropea ci sono 22 gradi, diamine. Diamine. Qui tra un po' mi crescono le branchie e là ci stanno 22 gradi, mh.

Dovrei dormire almeno da tre ore, considerato che domani dovrò essere fuori alle otto e mezza per andare in Banca a ritirare i soldi della borsa di studio: non ho la più pallida idea di cose potrò trovare una volta arrivata lì, nè di cosa farò dopo. Forse andrò a prendere il regalo a Lucia e un maglione a collo alto nero di cui ho urgentemente bisogno.

Ah, ho voglia di rivedere a teatro Francesco Biolchini. Sto leggendo il Re Lear e mi piace un sacco. La valigia è piena per metà di regali e libri. Come farò, come?! Dodici ore di treno, no. Non si può fare.

Curtains, di Peter Gabriel, come al solito. Stavo sul letto a piedi nudi, rilassata dopo la doccia e ho sentito i peli sul collo che si rizzavano: ci riesce solo lui, e solo con questa canzone.

And there are angels on our curtains, they keep the outside out, and there are lions on our curtains, they lick their wounds, they lick their doubts. With all the memories of the days...close you eyes, go to spleep.

E seguo il consiglio.

Chià

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Chiara. Chiarissima, sempre e forse anche troppo. Fazzolettini di seta, testimonianze di notti estive. Per tutte le altre destinazioni. Venti compleanni, nata in Maggio.
Lasciò in primavera.

Oh yes

Oh yes, writing and reading and playing and living with life's secrets.

Oh no

Oh no, non cadere, non dormire, non morire, non fiatare, non sparire, non ti muovere.

Listening to

Cocteau Twins, Portishead, Sigur Ros, Elisa, Yann Tiersen, Björk, Dario Marianelli, Plumb, Imogen Heap, The Cranberries, Bonobo, Baustelle, CocoRosie, Gorillaz, Kate Bush.

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