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« la cattiva reputazione, le voglie sconfinate, la necessità di infinito. » |
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the sun had not yet risen. the waves paused. Sono tanto, tanto stanca. Tento di non mancare alle lezioni, ma a causa delle varie coincidenze e sovrapposizioni di orario manco irrimediabilmente ad almeno due, tre lezioni a settimana. Inoltre mi è stata cambiata la lezione di russo del martedì, altri casini da aggiungere alla mia già ingarbugliata tabella di marcia. Sto seguendo per bene la Battaglia: ci andrei anche se fuori ci fosse un diluvio universale di dimensioni bibliche, mancare al suo corso è assolutamente impensabile. Mentre sto allegramente saltando le lingue: ah, ma quest'anno gli esami vanno dati, non si sfugge. Vedremo come si metterà la situazione a Gennaio.
Intanto penso a Domenica: mi fa terribilmente strano dire Domenica vado a Dublino. Sono un po' contenta, un po' eccitata, un po' spaventata, un po'...incredula. xD Non so, vado a Dublino diocaro! La città per cui spasimavo sin da bambina! Avevo la testa piena di quelle storie di fate, di verde, di alberi esili, di cieli blu e viola e bianchi e di fiori. Che sarà esattamente tutto ciò che non troverò in quella città, ovviamente, ma mi basterà vedere una ragazza suonare suonare l'arpa in mezzo ad una qualche street per essere felice. Ed uscire una delle quattro sere che passeremo lì e bere una birra o un caffè e ridere e poi scrivere, scrivere, scrivere. Magari questo viaggio servirà alla mia ispirazione bloccata. E principalmente spero che possa servire la lontananza. Perché sono arrivata alla conclusione che per questo malessere diffuso, un po' fisico un po' no, non sia da incolpare questa città da cui scrivo e che è diventata di nuovo d'acqua, né i suoi abitanti d'altro canto. C'è qualcosa in me che non va, e non riesco a capire cosa sia: quindi ho bisogno di tornare a vedere le cose con più chiarezza, e questa grazia mi viene data solo dalla lontananza. Spero solo che Dublino basti, anche se non penso proprio.
in confessioni, partenze, soglie, meccanismi, perifrastiche, città dacqua, realtà universitarie | commenti (2) I'm broken, wide open, like a dried flower Ho ritrovato nella scrivania della mia stanza, giù, nella casa estiva, la stanza sempre disordinata, piena di vestiti buttati alla rinfusa su ogni superficie disponibile piana e non, l'abbozzo di una storia. è bello vedere che è rimasto qualcuno di fedele ad aspettarti: il tuo blocco appunti.
Per il resto, non ha fatto praticamente niente giù, e non ho visto nessuno fatta eccezione per Marta e Dario. Ma anche con loro, è stata questione di un attimo e niente più. Sono scesa a mare tre volte, tre volte contate. A contare i granelli di sabbia bianca, ad urlare per il dolore dell'acqua fredda. Nessuna bruciatura, solo un lieve arrossamento: se mi fossi ustionata credo che mia madre non me l'avrebbe mai perdonato. Sicuro come la morte. Ho dormito. Ho dormito tanto, molto, moltissimo. In quel letto addossato al finestrone. Peccato non abbia piovuto nemmeno una volta, peccato davvero. Si ha sempre bisogno di un giorno di pioggia, ogni tanto. E ho scritto: ho abbozzato le Storie della decadenza (che sia polvere, e santuari rotti, e terre abbandonate, mondi dimenticati, lentezza, la lentezza della Decadenza) e ho ritrovato una Sirius/Hermione che dovevo aver iniziato a Settembre scorso, prima di partire. Forse adesso è il momento giusto di continuarla.
Fa caldo, qui. Ma oggi siamo stati benedetti da un po' di vento fresco. Ci sono le zanzare, devo studiare. E l'atmosfera in casa è strana. Vorrei fare tutt'altro, vorrei essere a casa mia, ma questa notte, verso le tre e mezza, mentre guardavo fuori con gli occhi miopi, ho capito di nuovo che il mio posto, adesso, è qui.
in confessioni, intimità , attualità notturne | commenti Respirare. Raccontare. Viviamo di questo e basta. Sono tornata oggi alle sei. Un vento rovente mi ha accolto appena scesa dall'aereo, la LAM ha fatto un giro assurdo impiegando oltre mezz'ora a portarmi a casa. Sono a casa. Da notare, casa è un termine relativo, va contestualizzato. Al momento sono a Pisa, con la testa sono in un luogo poco precisato e molto poco reale. Sono tra le parole di una storia ombrosa, liquida, antica. Mettete dentro un po' di Tolkien, qualche ricordo trovato per strada, il bisogno di raccontare il reale del fantastico che ho abbandonato per il viceversa. Convertiamoci a Coleridge. Non volevo tornare a Pisa. Non volevo per niente. E sfuggire al caldo, alle zanzare e allo studio forse per qualcun'altra sarebbe stato molto più facile. ma per me no, no, assolutamente no. Sono tornata, e mi darò questi altri due esami, crollasse il mondo. E continuerò qui, anche se qui sono sola. Anche se vengo lasciata sola. E sono già -29 al ritorno a casa. Torniamo a Casa, torniamoci sempre.
in confessioni, ritorni, realtà universitarie, attualità notturne | commenti Un minuto e mezzo fa mi sono sentita perfettamente felice. Felice e tranquilla. cosa sbagliata, perché dovrei stare sulla scrivania a studiare per la prova di venerdì, o comunque, non dovrei stare a leggere la Niffenegger, per il semplice fatto che le onde del mal di testa si stanno allargando pericolosamente. E inoltre, cosa ancor più pericolosa, non ho i requisiti per essere così spregiudicatamente felice. Ma lo sono, eh, quindi amen.
Ma, ma. Mancano 28 giorni a Parigi, due settimane a Pasqua: ho da passare la prova di venerdì e l'ECDL che ho prenotato per martedì 7 - credo. Poi basta, voglio solo proiettarmi totalmente verso Parigi: ho aspettato così tanto questa vacanza che sono sicura che anche lavare panni a mano, in quei giorni, sarà meraviglioso.
Giovedì resterò sola a casa: Mari partirà mercoledì, Ania giovedì mattina, io venerdì alle dieci, mi è stato anticipato il volo. Torneremo tutte quante insieme il 15: io avrò giusto il tempo di fare i biglietti per Roma e preparare le ultime cose. Devo assolutamente portare con me la guida durante le vacanze di Pasqua, dobbiamo stilare un piccolo itinerario da seguire.
Ahm, che stanchezza. Domani lezione presto con la Mirto: il suo corso sta finendo, che peccato.
Hu, a casa è andato tutto bene. Quei 5 giorni non sono passati poi così velocemente, e la sorpresa è riuscita in toto. Nonno ha fatto una faccia...semplicemente clamorosa. è stato davvero bello riabbracciare tutti quanti e inoltre ho ottenuto le mie soddisfazioni con determinate persone. Melissa la sera prima di partire ha quasi detto il mio nome: felicità felicità felicità. E poi, modestamente, sono stata brava. Questa volta non ho pianto: sono stata forte, ho fatto in fretta, ho sorriso tanto e poi, guarda un po', appena scesa dall'aereo ho avuto il ciclo. Era latitante da tre mesi, conferma sempre ogni mia supposizione.
Bien, ho tanta voglia di scrivere e leggere e graficare. Cose che in questi giorni sto facendo, d'altrocanto. Per il resto cerco di andare a lezione, ma è sempre più difficile uscire di casa. Poi mi abituo ai capelli corti, che per inciso, mi piacciono da impazzire. Ah, mi manca Ross, non so perché. Mi mancano i libri e le coccole, mi manca tutto quel che è stato quando lei è venuta a trovarmi, anche le paure e le ansie: mi manca anche Livia e mi manca Laura. Mi manca tutto di loro, anche i loro corpi. Mi manca Marta, mi manca Dominika che ormai ho perso, mi mancano tutte le Francesche, e Agnese e Vittoria e anche Alberto. All'improvviso mi mancano tutti, e qui mi sembra di camminare nell'acqua a volte e di essere pesantissima e troppo troppo leggera per restar a terra. Quando in quel giorno di Gennaio buttavo giù il mio percorso per la maturità non pensavo che si sarebbe verificato davvero ciò che avevo solo immaginato. Tornare è sempre diverso: vorresti restare, ma è davvero impossibile farlo. Impossibile anche per te: è così facile non sopportare più niente di tutto ciò che ha fatto parte della tua vita per anni. Le strade, la scuola, i negozi, le parole, le facce, le foglie, le mani, i sorrisi., le abitudini. Tutto riappare come la polvere che avevi nascosto sotto il tappeto: tornare è faticoso, eppure la distanza ha chiarito così tante cose. Quanto è cambiata la mia visione del mondo? Non io, ma il mio modo di vedere le cose. Mi sento chiarissima al mondo e a me stessa. Così chiara da permettermi anche più manifestazioni d'affetto ai miei genitori. Mia madre mi ha abbracciato solo una volta: quando distrutta dalle penicelline e dall'infezione alle orecchie mi ero accasciata, semisvenuta, sul letto. E incredibilmente ora mi accarezza e mi tocca. Cosa è cambiato? Niente, non è cambiato niente, ma è cambiato tutto.
Qui ho capito di nuovo il valore della solitudine: non sto parlando di nessuna scempiaggine emo, sia chiaro. Parlo di una solitudine diversa, più individuale e necessaria. forse a Tropea la manifestavo diversamente: prendevo la borsa, un libro ed uscivo. Andavo a leggere all'affaccio, o nelle altre piazze che davano sul mare. Ma qui è diverso, non so come spiegare. è più un chiudere la porta per riflettere, per concentrarsi e non ha niente a che vedere con lo studio.
Mai avrei mai immaginato che sarebbe andata a rivelarsi una cosa del genere. A settembre come ho potuto resistere? Forse avrei dovuto urlare, e rifiutarmi di andare all'università. Troppa ansia mi avrebbe distrutto. forse ero troppo tramortita e inconsapevole. Ma ora sono qui, in questa stanza, e ascolto Comptine D'un Autre ete: L'Apresmidi e penso a tutto ciò che ho da fare in questi giorni e tra questi mille pensieri quotidiani se ne sedimenta pacifico uno che non ha niente a che vedere con l'Università.
Ce l'ho fatta.
g'dnight guys.
in confessioni, intimità , possessi, rivincite, city lights | commenti (6) Questa mattina ho dato il modulo 7 dell'ECDL, passato con il 97%. Il prezzo da pagare per il premio di mercoledì mattina, di questa sorpresa che nessuno si aspetta ma che è così prossima. Non so perché, ma ho la spietata sensazione che i giorni che passerò a casa trascorreranno più velocemente dell'altra volta. Torno a casa sfatta. Non ho nemmeno idea, di come sono al momento. Mi sento come se dopo gli esami mi fossi lasciata andare, come se l'inizio delle lezioni fosse arrivato cogliendomi impreparata. La mia stanza è così vuota senza il divanetto multicolor: quell'oggetto funzionale di arredamento che è, che è ormai un simbolo di affetto, delle persone che vi hanno dormito, come delle mie serate trascorse accucciata, con la schina al muro, a leggere senza luce. Sono stata a lezione fino alle cinque e mezza, nel palazzo rosso di via S. Maria. Stretti stretti, come sempre, a pendere dalla sue labbra. Occhi che non mi considerano, nei miei vestiti grigi, sempre in bilico come il funambolo di Nietzsche tra il tutto del cielo e il nulla della terra. Troppo troppo normale per lui. Mentre oggi alle undici pa' ha icontrato zio Bruno, in panetteria. Solita giacca, solita abbronzatura, solita sigaretta, e gli ha raccontato di me. Avrei voluto vederli, i due uomini della mia vita, a parlare di me e a sperare di rivedermi presto. Dolcemente malinconica, con lo stomaco in subbuglio per la troppa cioccolata, allegra per la telefonata di Larissa (Larissa? Yaaaaaaaa.), soddisfatta per l'ECDL, triste per il suo distacco, Chiara ascolta Oh Morte del tenerissimo di Moltheni, e va' a farsi una meritata doccia. in confessioni, meccanismi, cose scolastiche, perifrastiche, realtà universitarie | commenti Strano che mi sia decisa a tornare; e a tornare, poi, con un template autunnale pieno di foglie morte e di settembre e di cose così. Ma mi andava, come se ora che ci avvicinassimo alla primavera non riuscissi a staccarmi gli ultimi resti di freddo. In ogni caso, siccome non mi va di ricopiare i post dal blog su msn, riassumerò quello che è successo in quest'ultimo mese. Dopo l'esame di Geografia culturale ho fatto un tour de force tremendo e ho preparato Teoria della letteratura: sei giorni di studio disperatissimo si sono conclusi in undici minuti di chiacchierata con monsieur Brugnolo e un 30L sul mio libretto. Cose da non dimenticare di questo esame: la preparazione con Titania e i balletti di pulp fiction con Ale fuori dallo studio. Dopo circa una settimana di coma mi sono rimessa a studiare (tardi, tardi, tardissimo) per Letteratura russa - 454 pagine di Riasanovsky, le due dispense micidiali del Carpi e 1kg di appunti - per arrivare al 19 febbraio assolutamente stremata, con i ritmi del cibo e del sonno totalmente sballati e sul punto di sclerare non appena ho visto rispondere 86 persone all'appello. Fattostà che sono rimsta lì fino alle sette, orario in cui mi ha fatto entrare. Esame delizioso, privato, al buio, delizioso davvero se non fosse stato 30secondi dopo aver iniziato l'ho guardato e mi sono bloccata. Ero così stanca che non riuscivo nemmeno ad articolare una parola. Ma poi l'esame è andato bene, l'entmischung deve averlo colpito davvero enormemente per avermi messo, anche lui, 30L. Cose da ricordare di questo esame: le risate con Daniel, il bivacco nell'anticamera dello studio, e Ivan IV, Ivan IV, Ivan IV, inizio con questo, con questo con questo. << Con cosa vuoi iniziare?>> << il paganesimo slavo>>. Una delle scelte migliori che abbia mai fatto, non mi ha chiesto nemmeno l'ombra di una data. Sono uscita da palazzo Bolelli con un sorriso ebete che faceva girare tutti i passanti, e al telefono con zia parlavo cose non fossi nemmeno io. E il giorno dopo è arrivata mamma, e sono andata a prenderla in aereoporto e poi domenica è arrivato papà e siamo stati a Viareggio, e siamo stati felici. Aw, loro non sanno ancora che l'11 scenderò a casa. Non vedo l'ora che arrivi quel giorno. in confessioni, intimità , felicità estrema, perifrastiche, miraggi universitari, studientka, realtà universitarie | commenti L'altra sera stavo studiando quando Ania è tornata dalla sua passeggiata-premio-post-esame e mi ha portato il libro che le avevo chiesto di prendermi, Memorie d'una ragazza perbene della Beauvoir. L'ho sfogliato prima di andare a cena. Ho fatto correre le pagine finché non se ne è aperta una a caso: la prima frase che ho letto diceva qualcosa del tipo cinque sei anni e avrò la laurea cinque anni e sarò padrona della mia vita. Simone, come facevi a sapere, come, dico come facevi a sapere che ho passato due giorni piangendo, i due giorni del ritorno a dannarmi perchè volevo tornare a casa? Ma sto meglio, ora. Sto studiando, non sembra vada male male male male. Sto studiando, esco solo se necessario. Sto meglio. Pianifico Parigi: appartamento di 30 mq a due passi dal cimitero di Montmartre. Parigi, avrò Parigi dal 21 al 28 Aprile. Che questi esami vadano bene, che vadano bene... in visioni, confessioni, paure, paris, possessi, premonizioni, miraggi universitari, città dacqua, liber libertas | commenti (1) Mh-mh. Ho la valigia dietro di me, alla fine ho deciso di lasciare qui il computer. Certo, ci sono tanti contro a questa decisine, ma anche molto pro. Non potrò stare fino a tardi a leggere storie la pc. Non potrò vedere film con Daniele a letto. Però sarà più facile trasportare la valigia e più facile concentrarsi per lo studio. Ho due esami da preparare, diamine. E devono assolutamente andare bene. Che altro dire? Dovrei riuscire a connettermi dal computer di Daniele: per sicurezza stilerò un foglio con nick e password di un po' di tutto. Per il resto...buon ritorno a casa, a tutti quanti. Anche se casa, ora, non si sa più quale sia. in confessioni, ritorni, partenze, felicità estrema, meccanismi | commenti Ed eccomi qui, sono tornata. Sono qui, nella mia stanza a Pisa che ha urgentemente bisogno di una lavata. Sono sveglia dalle sei, più o meno. Piove. Ha piovuto tanto. Tu sei acqua che cade su di me. Non ho lezione questa mattina, giusto Lett. Russa a mezzogiorno. Ma devo alzarmi per fare una doccia, fare la spesa. Sono felice. Felice e triste e ansiosa. Ho un po' paura per lo studio, a dirla tutta. Devo recuperare in fretta le cose che ho perso in questi giorni - fotocopie prese, appunti da prendere, vecchie lezioni da ricopiare. Pisa, si. Ieri mi sentivo solissima a Teoria della letteratura, ma poi mi sono seduta e dopo qualche minuto, alzando lo sguardo ho visto Alessandra. Devo averle fatto un sorriso immenso, sono stata contenta di vedermela accanto. E anche Vittorio. E Alice: ci sei al LuccaComics? Ma si, ma si. Ci sarò. E ci sarò con la Val, e con la Helen Lance. E probabilmente rivedrò la Ross e la Ele. Un'altra bella giornata. Oh, quanto è strano. Mi sento così viva quando torno a casa. Non credevo di essere in grado di riuscire a spiegare tutto questo a mia madre e a mio padre, ma ci sono riuscita. Il mio viso è cambiato. Sono più chiara, più luminosa. Pisa mi sta facendo bene. Anastasia e MAria Giovanna mi stanno facendo bene. C'è stato chi ha riaperto vecchie ferite e le ha pulite. C'è stato chi è venuto qui, e mi ha abbracciato, con queste ferite aperte e pulsanti e mi ha fatto sentire ancora più viva. Non credevo di potermi sentire così. Non ci avrei mai scommesso. Anyway, il battesimo è andato benissimo. Mi hanno fatto tenere Melissa in braccio per metà della cerimonia e mi sentivo così alta e fiera davanti all'altare. Lei è una bambola. Bianca, con questi occhioni verde liquido, dal fondo grigio scuro. Inoltre è stato divertente vedere i parenti scappare in chiesa, al mio arrivo, o ignorarmi. Delizioso, si. Assolutamente delizioso. Ho dovuto soffocare le risate. Ultimi aggiornamenti da Tropea? Niente di che. Ha sempre i soliti protagonisti. La redazione giovani del giornale sta colando a picco senza di me, e mi dispiace - per metà. Il mare è magnifico, come sempre. Mentre andavo via ho visto le scogliere di Parghelia alzarsi nette sulla spiaggia. Mi stanno salutando, ho pensato. Unica nota dolente: ho visto poco papà, in questi tre giorni. Essendo impegnato con i lavori del locale, non è stato quasi mai a casa. Ma va bene, va benissimo così. Martedì ha riaperto, ed è stato un gran successo.
Tò, la sveglia. Vado a spegnerla. A presto.
in confessioni, separazioni, intimità , a w e s o m e | commenti (2) C'è che una volta ci scrissi anche sopra qualcosa. Queste giornate arrivano con un presagio, di solito. Nel tempo che cambia, magari. In qualcosa che succede all'improvviso e in sordina per strada. Arrivano e io sto male. Non mi capitava da tempo. Ma lui è arrivato. Sono passati tre giorni. Ora è andato via. Stanotte dormirò e domani starò meglio. Io posso voler bene, posso ribellarmi a entrambe. Posso voler bene qualcuno e pensare che sia vero, che non sia nè una recita nè una costrizione.
Posso pensare che sia vero, si? Psso pensare che sia vero, si. in confessioni, paure, intimità , meccanismi | commenti (1) |
Enter Chiara. Chiarissima, sempre e forse anche troppo. Fazzolettini di seta, testimonianze di notti estive. Per tutte le altre destinazioni. Venti compleanni, nata in Maggio. Oh yes Oh yes, writing and reading and playing and living with life's secrets. Oh no Oh no, non cadere, non dormire, non morire, non fiatare, non sparire, non ti muovere. Listening to Cocteau Twins, Portishead, Sigur Ros, Elisa, Yann Tiersen, Björk, Dario Marianelli, Plumb, Imogen Heap, The Cranberries, Bonobo, Baustelle, CocoRosie, Gorillaz, Kate Bush. Wishlist Archive oggi Categories Comments Kokky in no place like home Links In trasparenza Credits *loading* Grafica e HTML elaborati da Angel Karmilla. Template distribuito su Fucker Graphic. |