« la cattiva reputazione, le voglie sconfinate, la necessità di infinito. »

Chi si ricorderà di Daisy?

mercoledì, 11 giugno 2008 @ 20:46

Immagine di Daisy Miller

Quello che ho pensato leggendo Daisy Miller è stato: oh, ma Daisy sembra davvero uno dei personaggi secondari di Jane Austen. Uno di quei personaggi che l'eroina di turno deve sempre impegnarsi a salvare, una ragazzina troppo sconsiderata, immatura, impulsiva, indecorosa, per sopravvivere nell'Europa decadànt. In una parola, troppo americana.
Sia chiaro, non che Daisy non sia affascinante. Ha tutto lo charme di una donna intelligente, è bella di una grazia luminosa, e ha cura del proprio fratello ma - purtroppo - non di se stessa. Come Isabel Archer, altra eroina di James, la ragazza si avvia verso la propria distruzione sia fisica che morale senza rallentare la corsa. Daisy è intelligente ma immatura, non ha coscienza, è una creatura che sceglie di rinnovare la propria libertà nel posto e nel momento sbagliato. Qui - come dirà la zia del protagonista - la cattiveria di Daisy sta nella sua volgarità, e l'indecenza nella sua sconsideratezza. Nel suo concedersi ad accompagnatori troppo intimi e di dubbio gusto, da Eugenio a Mr. Giovanelli, l'italiano effemminato che getta un'ombra di disgusto su tutti gli italiani, con la sua teatralità, i suoi fiori ogni giorno diversi all'occhiello, colpevole di aver accompagnato sulla via verso il baratro Daisy. Non ha agito per fermarla, è stato indolente, questa è la sua colpa, sebbene ci abbia riscattati nel non aver tentato di rovinarla del tutto. "Era la ragazza più innocente che io abbia mai visto" dira a Mr. Winterbourne, il rappresentate della moralità made in una Ginevra calvinista a cui poi farà ritorno, dimentico di Daisy, l'unico uomo degno di esser chiamato tale all'interno di questo racconto: amor cortese, sollecitudine, ma anche la giusta dose di sfrontatezza, il tutto esplificato in dialoghi perfetti.
A questo punto potreste chiedervi perchè due stelline dunque, perchè solo due?
Forse sono stata troppo critica, e forse ancora la mia lettura è stata troppo veloce. Ma a pelle non sono riuscita ad apprezzare questa eroina così sconsiderata, la cui fine è troppo simile a quella di Marguerite Gautier, la signora delle camelie, non tanto nel comune, fatale destino di malattia quanto nella redenzione finale, nel forzare tutto su questa innocenza sempre, sempre preservata, sempre mantenuta intatta anche durante (e nonostante) la rovina.

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giovedì, 29 maggio 2008 @ 13:42

Immagine di Giro di vite

 

" Ricordo l'inizio come un susseguirsi di alti e bassi, un alternarsi di emozioni giuste e sbagliate. Dopo aver trovato il coraggio, in città, di accogliere la sua richiesta, ebbi in ogni caso due giorni molto brutti: venni pungolata da tutti i miei dubbi, ed ero certa di aver commesso un errore. Passai in questo stato d'animo le lunghe ore di viaggio in quella diligenza sobbalzante e traballante che mi portò alla fermata di posta dove mi sarebbe venuta incontro una vettura della casa. Mi avevano detto che era stata e trovai infatti, al tramonto di quel pomeriggio di giugno, una carrozza spaziosa ad attendermi. Viaggiando a quell'ora, in una giornata splendida, attraverso una campagna la cui dolcezza estiva mi servì da amichevole benvenuto, il mio spirito si rianimò e, quando svoltammo nel viale, avvertii come una sensazione di sollievo che altro non era se non la prova di quanto mi ero sentita angustiata fino ad allora. [...] Ricordo di aver avuto un'impressione assolutamente piacevole dell'ampia, luminosa facciata, con le finestre aperte e le tende vuote e le due domestiche che vi erano affacciate; ricordo il prato e i fiori dai colori accesi e lo stridere delle ruote sulla ghiaia e le cime degli alberi strettamente affiancate sulle quali svolazzavano e gracchiavano delle cornacchie nel cielo dorato. [...] A Harley Street avevo ricevuto l'impressione che quel luogo  sarebbe stato meno attraente e, nel ricordarmene, pensai che il proprietario era davvero un gentiluomo, e che la  mia vita lì sarebbe stata di gran lunga migliore di quanto mi era stato promesso. "

 Povera, povera cara. Decisamente, non si sarebbe potuta aspettare che Flora sarebbe impazzita e che Miles le sarebbe morto tra le braccia. Ma passiamo ad uno stralcio di recensione.

Giro di vite non è un romanzetto horror da quattro soldi. Certo, James non è Poe, ma oserei dire che non gli fu affatto da meno. Questo romanzo, a cui darei per esattezza 4 stellette e mezzo, è il racconto di alcune memorie: abbiamo una casa perennamente luminosa, inserita in un contesto tanto dolce quanto calmante. Una splendida campagna, non lontano da un laghetto. Alberi, luce, cose così. Ma una passeggiata, ad un tratto si trasforma nell'inizio della vera tragedia - quella tragedia che era semplicemente in agguato, in attesa di una purezza da contaminare. Miles e Flora. Protetti da questa nuova, giovane governante. Miles e il suo piccolo cuore, Flora e il mondo perverso in cui verrà condotta. In questo caso, i fantasmi dei vecchi domestici Quint e Jessel, non sono che il simbolo della corruzione, della devrapazione a cui veniamo sottoposti non appena i nostri occhi vengoni dissiggillati, non appena l'avanzare della crescita si fa sempre più frettoloso e consistente. Sono il Male proiettato fuori di noi, l'immagine della nostra disperazione rimasta impigliata nel ricamo dei giorni: basti pensare alla figura che la governante scorge sulle scale, piegata e tremante, e a lei stessa, su quello stesso gradino a tenersi la testa con le mani. Non c'è verità più velata di questa, più sacra di questa: in quella casa così beata si è concentrato il dramma di un presente. Credo in ogni caso che Giro di vite vada riletto in luce della fine: terminato il romanzo - quasi urlando contro le pagine restanti che non erano altro che un saggio di Harold Bloom, bisogna correre nuovamente a quelle pagine scritte con uno stile così diverso da quello intimo che caratterizza la narrazione della goverante e perdersi in quei giochi di sguardi, di frasi, perdersi nella schiena di quella figura che voltandoci le spalle e fissando il fuoco comincia, con voce profonda, a raccontare.

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Chiara. Chiarissima, sempre e forse anche troppo. Fazzolettini di seta, testimonianze di notti estive. Per tutte le altre destinazioni. Venti compleanni, nata in Maggio.
Lasciò in primavera.

Oh yes

Oh yes, writing and reading and playing and living with life's secrets.

Oh no

Oh no, non cadere, non dormire, non morire, non fiatare, non sparire, non ti muovere.

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