« la cattiva reputazione, le voglie sconfinate, la necessità di infinito. »

the sun had not yet risen. the waves paused.

lunedì, 12 ottobre 2009 @ 22:30

Sono tanto, tanto stanca. Tento di non mancare alle lezioni, ma a causa delle varie coincidenze e sovrapposizioni di orario manco irrimediabilmente ad almeno due, tre lezioni a settimana. Inoltre mi è stata cambiata la lezione di russo del martedì, altri casini da aggiungere alla mia già ingarbugliata tabella di marcia. Sto seguendo per bene la Battaglia: ci andrei anche se fuori ci fosse un diluvio universale di dimensioni bibliche, mancare al suo corso è assolutamente impensabile. Mentre sto allegramente saltando le lingue: ah, ma quest'anno gli esami vanno dati, non si sfugge. Vedremo come si metterà la situazione a Gennaio.
Intanto penso a Domenica: mi fa terribilmente strano dire Domenica vado a Dublino. Sono un po' contenta, un po' eccitata, un po' spaventata, un po'...incredula. xD Non so, vado a Dublino diocaro! La città per cui spasimavo sin da bambina! Avevo la testa piena di quelle storie di fate, di verde, di alberi esili, di cieli blu e viola e bianchi e di fiori. Che sarà esattamente tutto ciò che non troverò in quella città, ovviamente, ma mi basterà vedere una ragazza suonare suonare l'arpa in mezzo ad una qualche street per essere felice. Ed uscire una delle quattro sere che passeremo lì e bere una birra o un caffè e ridere e poi scrivere, scrivere, scrivere. Magari questo viaggio servirà alla mia ispirazione bloccata. E principalmente spero che possa servire la lontananza. Perché sono arrivata alla conclusione che per questo malessere diffuso, un po' fisico un po' no, non sia da incolpare questa città da cui scrivo e che è diventata di nuovo d'acqua, né i suoi abitanti d'altro canto. C'è qualcosa in me che non va, e non riesco a capire cosa sia: quindi ho bisogno di tornare a vedere le cose con più chiarezza, e questa grazia mi viene data solo dalla lontananza. Spero solo che Dublino basti, anche se non penso proprio.

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Per poco non soffocai

giovedì, 02 aprile 2009 @ 23:33

Ed Eliot di notte torna particolarmente attuale, mischiando memoria e desiderio, così, perché Aprile è il mese più crudele e noi non siamo che piccole vite, nutrite con tuberi morti. Oggi camminavo nel sole, e sorridevo come un'idiota mentre lo facevo, anche quando sbagliando strada mi sono trovata in un vicolo cieco, anche quando le scolaresche mi passavano attraverso e mi spingevano e io leggevo I Love Italia sulle loro magliette bianche. dio, Primavera è arrivata finalmente, cammino sempre sul sunnyside of the street.
Non ho tregua dai mal di testa, e lo stomaco cede sotto i crampi: ho di nuovo i ritmi totalmente sballati, di nuovo. Devo tornare a casa, devo drogarmi? Le gocce mi abbassano la pressione, il battito resta ugualmente fortissimo. Qualche giorno fa a lezione ho creduto di spezzarmi, ho pensato di chiedere aiuto a Vittorio ma non mi sono uscite le parole. Il mio corpo sfugge continuamente ai controlli medici, ai controlli miei.
Ania ha  detto che farà una torta per me, una torta allo yougurt al cocco con il fondo di biscotto: ne ho sentito il profumo mentre me ne parlava. Mi ricordo ancora la prima volta che ho assaggiato il cocco. Era una serata bellissima, per poco non soffocai.

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Che m'intristisci

lunedì, 09 marzo 2009 @ 18:07

Questa mattina ho dato il modulo 7 dell'ECDL, passato con il 97%. Il prezzo da pagare per il premio di mercoledì mattina, di questa sorpresa che nessuno si aspetta ma che è così prossima. Non so perché, ma ho la spietata sensazione che i giorni che passerò a casa trascorreranno più velocemente dell'altra volta. Torno a casa sfatta. Non ho nemmeno idea, di come sono al momento. Mi sento come se dopo gli esami mi fossi lasciata andare, come se l'inizio delle lezioni fosse arrivato cogliendomi impreparata. La mia stanza è così vuota senza il divanetto multicolor: quell'oggetto funzionale di arredamento che è, che è ormai un simbolo di affetto, delle persone che vi hanno dormito, come delle mie serate trascorse accucciata, con la schina al muro, a leggere senza luce.

Sono stata a lezione fino alle cinque e mezza, nel palazzo rosso di via S. Maria. Stretti stretti, come sempre, a pendere dalla sue labbra. Occhi che non mi considerano, nei miei vestiti grigi, sempre in bilico come il funambolo di Nietzsche tra il tutto del cielo e il nulla della terra. Troppo troppo normale per lui. Mentre oggi alle undici pa' ha icontrato zio Bruno, in panetteria. Solita giacca, solita abbronzatura, solita sigaretta, e gli ha raccontato di me. Avrei voluto vederli, i due uomini della mia vita, a parlare di me e a sperare di rivedermi presto.

Dolcemente malinconica, con lo stomaco in subbuglio per la troppa cioccolata, allegra per la telefonata di Larissa (Larissa? Yaaaaaaaa.), soddisfatta per l'ECDL, triste per il suo distacco, Chiara ascolta Oh Morte del tenerissimo di Moltheni, e va' a farsi una meritata doccia.

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A casa per Natale.

venerdì, 19 dicembre 2008 @ 22:53

Mh-mh. Ho la valigia dietro di me, alla fine ho deciso di lasciare qui il computer. Certo, ci sono tanti contro a questa decisine, ma anche molto pro. Non potrò stare fino a tardi a leggere storie la pc. Non potrò vedere film con Daniele a letto. Però sarà più facile trasportare la valigia e più facile concentrarsi per lo studio.

Ho due esami da preparare, diamine. E devono assolutamente andare bene.

Che altro dire? Dovrei riuscire a connettermi dal computer di Daniele: per sicurezza stilerò un foglio con nick e password di un po' di tutto. Per il resto...buon ritorno a casa, a tutti quanti. Anche se casa, ora, non si sa più quale sia.

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Meglio se per sempre.

venerdì, 05 dicembre 2008 @ 01:39

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Ho scoperto in una notte freddissima che Kafka è di un'esattezza micidiale. Ho scoperto che vivere nel suo mondo significherebbe rinunciare alla consapevolezza degli spazi giusti. La prospettiva è guasta, la morale è contraddittoria, i suoi uomini retti sono perduti.

Ho scoperto in una notte freddissima quanto intenso sia il rumore del motore di un aereo. La mia finestra trema ogni ora e mezza.

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victoria's lament

domenica, 19 ottobre 2008 @ 21:27

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C'è che una volta ci scrissi anche sopra qualcosa. Queste giornate arrivano con un presagio, di solito. Nel tempo che cambia, magari. In qualcosa che succede all'improvviso e in sordina per strada. Arrivano e io sto male.

Non mi capitava da tempo. Ma lui è arrivato. Sono passati tre giorni. Ora è andato via. Stanotte dormirò e domani starò meglio. Io posso voler bene, posso ribellarmi a entrambe. Posso voler bene qualcuno e pensare che sia vero, che non sia nè una recita nè una costrizione.

 

Posso pensare che sia vero, si?

Psso pensare che sia vero, si.

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Chiara. Chiarissima, sempre e forse anche troppo. Fazzolettini di seta, testimonianze di notti estive. Per tutte le altre destinazioni. Venti compleanni, nata in Maggio.
Lasciò in primavera.

Oh yes

Oh yes, writing and reading and playing and living with life's secrets.

Oh no

Oh no, non cadere, non dormire, non morire, non fiatare, non sparire, non ti muovere.

Listening to

Cocteau Twins, Portishead, Sigur Ros, Elisa, Yann Tiersen, Björk, Dario Marianelli, Plumb, Imogen Heap, The Cranberries, Bonobo, Baustelle, CocoRosie, Gorillaz, Kate Bush.

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