Per poco non soffocai

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Ed Eliot di notte torna particolarmente attuale, mischiando memoria e desiderio, così, perché Aprile è il mese più crudele e noi non siamo che piccole vite, nutrite con tuberi morti. Oggi camminavo nel sole, e sorridevo come un'idiota mentre lo facevo, anche quando sbagliando strada mi sono trovata in un vicolo cieco, anche quando le scolaresche mi passavano attraverso e mi spingevano e io leggevo I Love Italia sulle loro magliette bianche. dio, Primavera è arrivata finalmente, cammino sempre sul sunnyside of the street.
Non ho tregua dai mal di testa, e lo stomaco cede sotto i crampi: ho di nuovo i ritmi totalmente sballati, di nuovo. Devo tornare a casa, devo drogarmi? Le gocce mi abbassano la pressione, il battito resta ugualmente fortissimo. Qualche giorno fa a lezione ho creduto di spezzarmi, ho pensato di chiedere aiuto a Vittorio ma non mi sono uscite le parole. Il mio corpo sfugge continuamente ai controlli medici, ai controlli miei.
Ania ha  detto che farà una torta per me, una torta allo yougurt al cocco con il fondo di biscotto: ne ho sentito il profumo mentre me ne parlava. Mi ricordo ancora la prima volta che ho assaggiato il cocco. Era una serata bellissima, per poco non soffocai.

Words by IvyOfArtemisia {giovedì, 02 aprile 2009}
Pezzi di vetro.

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Come quando nei giorni d'inverno andavamo al Porto. O quando sulla sabbia cercavamo vetri di mare. Io li ho ancora tutti in una scatola, sai?

Pezzi di vetro, Francesco De gregori.

L'uomo che cammina sui pezzi di vetro
dicono ha due anime e un sesso
di ramo duro il cuore
e una luna e dei fuochi alle spalle
mentre balla e balla
sotto l'angolo retto di una stella
niente a che vedere col circo
nà© acrobata nà© mangiatore di fuoco
piuttosto un santo a piedi nudi
quando vedi che non si taglia
già  lo sai
ti potresti innamorare di lui
forse sei già  innamorata di lui
cosa importa se ha vent'anni
e nelle pieghe della mano
una linea che gira
e lui risponde serio è mia
sottintende la vita
e la fine del discorso la conosci già 
era acqua corrente un po' di tempo fa
e adesso si è fermata qua
non conosce paura
l'uomo che salta e vince sui vetri
e spezza bottiglie ride e sorride
perchè... ferirsi non è possibile
morire meno che mai e poi mai
e insieme visitate la notte
che dicono è due anime e un letto
e un tetto di capanna utile
e dolce come ombrello teso
tra la terra e il cielo
lui ti offre la sua ultima carta
il suo ultimo prezioso tentativo di stupire
quando dice è quattro giorni che ti amo
ti prego non andare via
non lasciarmi ferito
e non hai capito ancora come mai
gli hai lasciato in un minuto
tutto quel che hai
però stai bene dove stai
però stai bene dove stai

Words by IvyOfArtemisia {lunedì, 08 dicembre 2008}

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Mi ricorderò di questi giorni, delle cazzate isteriche che muoiono sulle nostre bocche e che si trasformano in risate convulse. Me ne ricorderò, pensando a questa vigilia dell'esame calda, afosa, soffocante. Credetemi, l'aria stessa puzza di bruciato. Poco importa: avrò finito entro il 3 luglio e niente mi permetterà di non andare a Roma per il concerto dei Sigur. E incontrerò Vale e leggeremo a Villa Borghese e salirò poi a Pisa, per l'iscrizione. Mi ricorderò delle smorfie di Vicky alla parola polizia postale e della sua voglia di fare il percorso con una bella foto du Superman. Perchè per chi non l'avesse capito, fa il percorso sull'eroe. I telegiornali continuano a dare notizie su notizie, consigli su consigli ma non ho voglia di ascoltare nessun pronostico e similia: vorrei solo ritrovare il mio iPod e ascoltare Curtains di Peter Gabriel fino a domani mattina. E quando mi chiederanno come hai passato la tua notte prima degli esami io dirò che mi trovavo a Tomahna, e guardavo la notte stellata e respiravo il vento e le foglie e i riflessi sull'acqua e la solitudine di un rifuglio ancora una volta violato.

Words by IvyOfArtemisia {martedì, 17 giugno 2008}
Qui ti ritrovo

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Dunque, è finita. Sabato è stato il mio ultimo giorno di liceo, l'ultimo giorno tra i miei banchi di scuola. Un Sabato passato a ripetere Classico Greco per l'interrogazione - frenetici minuti di oddiononsoniente! per poi correre a farsi interrogare in fisica. Ed è finita. Il giorno che ho rincorso fin dal momento in cui son entrata in quarto ginnasio: anni di giornate di studio pesante e non, di pianti per greco e matematica, di crisi isteriche per storia e filosofia, anni in quel corridoio nei dieci minuti d'intervallo, di fotocopie fatte di nascosto con la complicità di Maria, di merendine rimaste impigliate nell'aggeggio infernale, di uscite anticipate, di scritte sui muri, di fotografie, di minuti sacri imbevuti di luce , di interrogazioni fenomenali e altre da dimenticare, di 3 e 9 e mezzo, di versioni intraducibili, di domande ottenute sbirciando nei registri, di kià/fra non so niente fammi una domanda! e di secondo te che mi chiede?, di serate in pizzeria, di serate nella pizzeria della crociera, di ripassi dell'ultimo minuto con sempre la solita canzone nelle orecchie e sulla bocca, di telefonate interminabili, di disegni sui banchi, di conversazioni scritte e poi scoperte, di penne perse, di matite frantumate, di cartelle che si rompono nell'ultimo giorno, di dispense che perderemo sempre, di svevo, ungaretti e montale e di pascoli, pascoli, pascoli...?, di settimane in cui la situazione non è critica, ma tragica!, di supini di contendo, mimati davanti alla Cosentini, di gite passate a guardare dal finestrino, di ansia che sale davanti a Brunelli, di quaderni e quaderni di appunti da Talete a Freud, dei miei libri sempre sul banco a destra, del ritardo del mese, delle assenze non giustificate, di occupazione e auto(di)gestione, di progetti sempretroppiprogetti! , di sere di prove al porto e nel centro storico, di urla isteriche di Dina, di letture nelle conferenze più strampalate, di premi vinti all'improvviso, di èsonaaaaaataentrati'ntaclassiiiimovitiviii, di Omero, dove sei? donagli l''illuminazione sulla via per Damasco! e di giorni di pioggia, ovviamente quando proprio il giorno prima hai tolto l'ombrello dalla borsa, di assemblee di classe e d'istituto passate ad organizzare le interrogazioni e di compleanno su compleanni, dieci euro su dieci euro, di lettere, di sogni, di che ne sarà di noi?, di non ci perderemo, quando già sappiamo che lo faremo, di minuti che abbiamo già dimenticato, di tutto quello che questi cinque anni sono stati.

 

'cause it never began for us

it'll never end for us.

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 « Qui stanno e giacciono le promesse mancate, i tuffi al cuore, le telefonate di ore, gli sguardi persi, i sorrisi idioti, le parole scritte sui muri, le mani fredde, il sudore, le ginocchia molli e lo scoppiare del cuore. Amore perduto, Amore sprecato, Amore gettato via. Qui ti ritrovo.»

 

 

 

Words by IvyOfArtemisia {lunedì, 09 giugno 2008}
19 anni e 9 ore

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Oh, beh. Tanti auguri a me, tanti auguri a me. Primo compleanno passato senza festeggiare: è stata una mia scelta, ma mi sono un po' pentita. Però non avrei potuto fare altrimenti. Ho portato Agnese, Marta e Fra a prendere un gelato...e devo dire che in ogni caso ci siamo divertite comunque. Ora ho paura che mi metterò a letto: ho passato un primo pomeriggio assolutamente assurdo. Tutta colpa di questo mal di testa cronico!

Ieri sera è stata una festa bellissima: non ho parole. Chiara era splendida ed eravamo tutti così felici di essere lì, di esserci e di provare quella felicità. Oh, magnifico, davvero.

 

Concludo questo post ringraziando particolarmente tutte le mie amiche "cibernaute!" che hanno reso questa giornata degna di essere vissuta: Jud, Livia (L) e tutta l'allegra brigata delle Semper Fidelis, la Vale, Ele con la sua magnifica flavour, e soprattutto la mia papera, Elena che continua ancora a dire "non hai ben chiaro chi debba ringraziare chi".

Sono io che ringrazio: vi abbraccio.

 

Chià

Words by IvyOfArtemisia {sabato, 10 maggio 2008}

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Mi piacerebbe così tanto scrivere in maniera coerente e logica della serata di questa sera. Una serata cominciata male e finita bene. Anzi, sarebbe meglio scrivere che è cominciata nel momento in cui stava finendo. Con l'incontro con la Fra, le chiacchierate con sua madre - che l'ha sgamata, povera lei - con il volo della Colombina, il ballo dei due camiuzzi i' focu , la cascata di luce che si è riversata dalla Barca sospesa a mezz'aria e ancora le girandole e i fuochi finali, tutto accompagnato dai tamburi, continui e incessanti, e la gente sempre con gli occhi pieni di luce liquida, fermi e persi a guardare la notte.

 

Ma il mal di testa mi fa sragionare. E' diventato così forte che quasi ho la nausea.

Words by IvyOfArtemisia {domenica, 04 maggio 2008}

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© Photo The lovely air so thin" by SwellShade
© Citazione tratta dal libro "Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero" di Vasco Brondi