no place like home

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Nel momento stesso in cui credevo di essere irraggiungibile, di aver trovato l'accesso per un territorio segreto in cui niente di buono o di cattivo sarebbe mai potuto entrare, mi sono accorta di quanto impossibile sia opporsi a questa casa. Non c'è niente che possa tenermi lontana da loro, niente, nemmeno la distanza stessa. La loro aura di protezione mi avvolge sempre, sempre. Come se non ci fosse nessun muro tra questa e la loro stanza, vedo i loro respiri che agitano la candela che ho acceso sul comodino. La zucca nera forata di stelle mi sorride nella sua luce arancione. E non c'è modo di scuotersi via questo lenzuolo di amore, che è nell'acqua che qui bevo, nel cibo che qui mangio, nell'aria che qui respiro, che qui, qui è buona, sempre più che altrove.
E quando la sera stiamo tutti vicini sotto le coperte, e quando lascio che mamma mi riscaldi i piedi freddi con le sue mani, e quando guardo il camino vuoto e senza fuoco e i riflessi dell'acquario sul pavimento con i pesci che sembrano ombre fluttuanti e quando guardo questo buio quieto e tranquillo, sempre protetto, sempre dolce penso che no, non ci sarà mai nessun posto come questo, nessun posto come casa, nessuna gioia come questa, nessuna protezione più salda di questa routine di calore, nessun amore come il loro.

Words by IvyOfArtemisia {venerdì, 06 novembre 2009}
Domani se farà bello

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Sono tornata. Con la valigia colma di ricordi, la Lonely bagnata di pioggia e piena di margherite, rametti di rosmarino e foglie rosse. Ho negli occhi una visione d'Autunno, mi sento piena di bellezza e povera di parole.
Non sono riuscita ad arrivare al Faro, alla fine. Forse domani, se farà bel tempo.

Words by IvyOfArtemisia {sabato, 24 ottobre 2009}
Per poco non soffocai

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Ed Eliot di notte torna particolarmente attuale, mischiando memoria e desiderio, così, perché Aprile è il mese più crudele e noi non siamo che piccole vite, nutrite con tuberi morti. Oggi camminavo nel sole, e sorridevo come un'idiota mentre lo facevo, anche quando sbagliando strada mi sono trovata in un vicolo cieco, anche quando le scolaresche mi passavano attraverso e mi spingevano e io leggevo I Love Italia sulle loro magliette bianche. dio, Primavera è arrivata finalmente, cammino sempre sul sunnyside of the street.
Non ho tregua dai mal di testa, e lo stomaco cede sotto i crampi: ho di nuovo i ritmi totalmente sballati, di nuovo. Devo tornare a casa, devo drogarmi? Le gocce mi abbassano la pressione, il battito resta ugualmente fortissimo. Qualche giorno fa a lezione ho creduto di spezzarmi, ho pensato di chiedere aiuto a Vittorio ma non mi sono uscite le parole. Il mio corpo sfugge continuamente ai controlli medici, ai controlli miei.
Ania ha  detto che farà una torta per me, una torta allo yougurt al cocco con il fondo di biscotto: ne ho sentito il profumo mentre me ne parlava. Mi ricordo ancora la prima volta che ho assaggiato il cocco. Era una serata bellissima, per poco non soffocai.

Words by IvyOfArtemisia {giovedì, 02 aprile 2009}
Un minuto e mezzo fa

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Un minuto e mezzo fa mi sono sentita perfettamente felice. Felice e tranquilla. cosa sbagliata, perché dovrei stare sulla scrivania a studiare per la prova di venerdì, o comunque, non dovrei stare a leggere la Niffenegger, per il semplice fatto che le onde del mal di testa si stanno allargando pericolosamente. E inoltre, cosa ancor più pericolosa, non ho i requisiti per essere così spregiudicatamente felice. Ma lo sono, eh, quindi amen.
 
Ma, ma. Mancano 28 giorni a Parigi, due settimane a Pasqua: ho da passare la prova di venerdì e l'ECDL che ho prenotato per martedì 7 - credo. Poi basta, voglio solo proiettarmi totalmente verso Parigi: ho aspettato così tanto questa vacanza che sono sicura che anche lavare panni a mano, in quei giorni, sarà meraviglioso.
Giovedì resterò sola a casa: Mari partirà mercoledì, Ania giovedì mattina, io venerdì alle dieci, mi è stato anticipato il volo. Torneremo tutte quante insieme il 15: io avrò giusto il tempo di fare i biglietti per Roma e preparare le ultime cose. Devo assolutamente portare con me la guida durante le vacanze di Pasqua, dobbiamo stilare un piccolo itinerario da seguire.
 
Ahm, che stanchezza. Domani lezione presto con la Mirto: il suo corso sta finendo, che peccato.
 
Hu, a casa è andato tutto bene. Quei 5 giorni non sono passati poi così velocemente, e la sorpresa è riuscita in toto. Nonno ha fatto una faccia...semplicemente clamorosa. è stato davvero bello riabbracciare tutti quanti e inoltre ho ottenuto le mie soddisfazioni con determinate persone. Melissa la sera prima di partire ha quasi detto il mio nome: felicità felicità felicità. E poi, modestamente, sono stata brava. Questa volta non ho pianto: sono stata forte, ho fatto in fretta, ho sorriso tanto e poi, guarda un po', appena scesa dall'aereo ho avuto il ciclo. Era latitante da tre mesi, conferma sempre ogni mia supposizione.
 
Bien, ho tanta voglia di scrivere e leggere e graficare. Cose che in questi giorni sto facendo, d'altrocanto. Per il resto cerco di andare a lezione, ma è sempre più difficile uscire di casa. Poi mi abituo ai capelli corti, che per inciso, mi piacciono da impazzire. Ah, mi manca Ross, non so perché. Mi mancano i libri e le coccole, mi manca tutto quel che è stato quando lei è venuta a trovarmi, anche le paure e le ansie: mi manca anche Livia e mi manca Laura. Mi manca tutto di loro, anche i loro corpi. Mi manca Marta, mi manca Dominika che ormai ho perso, mi mancano tutte le Francesche, e Agnese e Vittoria e anche Alberto. All'improvviso mi mancano tutti, e qui mi sembra di camminare nell'acqua a volte e di essere pesantissima e troppo troppo leggera per restar a terra. Quando in quel giorno di Gennaio buttavo giù il mio percorso per la maturità non pensavo che si sarebbe verificato davvero ciò che avevo solo immaginato. Tornare è sempre diverso: vorresti restare, ma è davvero impossibile farlo. Impossibile anche per te: è così facile non sopportare più niente di tutto ciò che ha fatto parte della tua vita per anni. Le strade, la scuola, i negozi, le parole, le facce, le foglie, le mani, i sorrisi., le abitudini. Tutto riappare come la polvere che avevi nascosto sotto il tappeto: tornare è faticoso, eppure la distanza ha chiarito così tante cose. Quanto è cambiata la mia visione del mondo? Non io, ma il mio modo di vedere le cose. Mi sento chiarissima al mondo e a me stessa. Così chiara da permettermi anche più manifestazioni d'affetto ai miei genitori. Mia madre mi ha abbracciato solo una volta: quando distrutta dalle penicelline e dall'infezione alle orecchie mi ero accasciata, semisvenuta, sul letto. E incredibilmente ora mi accarezza e mi tocca. Cosa è cambiato? Niente, non è cambiato niente, ma è cambiato tutto.
Qui ho capito di nuovo il valore della solitudine: non sto parlando di nessuna scempiaggine emo, sia chiaro. Parlo di una solitudine diversa, più individuale e necessaria. forse a Tropea la manifestavo diversamente: prendevo la borsa, un libro ed uscivo. Andavo a leggere all'affaccio, o nelle altre piazze che davano sul mare. Ma qui è diverso, non so come spiegare. è più un chiudere la porta per riflettere, per concentrarsi e non ha niente a che vedere con lo studio.
Mai avrei mai immaginato che sarebbe andata a rivelarsi una cosa del genere. A settembre come ho potuto resistere? Forse avrei dovuto urlare, e rifiutarmi di andare all'università. Troppa ansia mi avrebbe distrutto. forse ero troppo tramortita e inconsapevole. Ma ora sono qui, in questa stanza, e ascolto Comptine D'un Autre ete: L'Apresmidi e penso a tutto ciò che ho da fare in questi giorni e tra questi mille pensieri quotidiani se ne sedimenta pacifico uno che non ha niente a che vedere con l'Università.
Ce l'ho fatta.
 
g'dnight guys.

Words by IvyOfArtemisia {mercoledì, 25 marzo 2009}
La gente sparisce

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L'altra sera stavo studiando quando Ania è tornata dalla sua passeggiata-premio-post-esame e mi ha portato il libro che le avevo chiesto di prendermi, Memorie d'una ragazza perbene della Beauvoir. L'ho sfogliato prima di andare a cena. Ho fatto correre le pagine finché non se ne è aperta una a caso: la prima frase che ho letto diceva qualcosa del tipo cinque sei anni e avrò la laurea cinque anni e sarò padrona della mia vita.

Simone, come facevi a sapere, come, dico come facevi a sapere che ho passato due giorni piangendo, i due giorni del ritorno a dannarmi perchè volevo tornare a casa?

Ma sto meglio, ora. Sto studiando, non sembra vada male male male male. Sto studiando, esco solo se necessario. Sto meglio. Pianifico Parigi: appartamento di 30 mq a due passi dal cimitero di Montmartre. Parigi, avrò Parigi dal 21 al 28 Aprile. Che questi esami vadano bene, che vadano bene...

Words by IvyOfArtemisia {venerdì, 09 gennaio 2009}
xmas time. infinitamente.

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Al momento sto scrivendo dal pc di mio fratello, già mio vecchio fisso. Che ora va che è una bellezza, non fosse per la tastiera scassata. E soprattutto ora più che mai riesco a capire quanto poco ergonomica sia questa dannatissima scrivania: ho un mal di schiena lancinante!

In ogni caso, qui tutto bene. Tornare è sempre croce e delizia. Sto bene con la mia famiglia: passiamo i pomeriggi bivaccando in sala, con il caminetto acceso a bruciare le bucce di madarino, profumando tutta la casa. Abbiamo trascorso Natale dai miei nonni: il 24 sera nonna aveva già preparato tutto nell'altro solano, ma poi di nascosto io e mamma abbiamo trasportato tutto nella sala del Camino. Ho mangiato tutto, anche se c'era pesce. Che dire? è stata una così grande conquista. La messa è andata così: non vado pazza per il nuovo parroco - ma a prescindere, dopo la morte di padre Luciano per me non c'è stato più nessuno. Sempre la solita atmosfera, sempre i soliti inconri: gli abbracci, gli auguri, i saluti. Poca sincerità, ma buona. Sotto l'albero ho trovato dei regali assolutamente deliziosi: due sciarpe e una borsetta in pelle moooolto vecchio stile. Tutte cose graditissime fuerunt. Dani ha ricevuto dei regali bellissimi! E il mio libro lo sta divorando: ne sono super felice.

Il 21 mattina, come promesso, sono scappata da mia cugina: Melissa non ha pianto, in braccio a me. Sta diventando semrpe più bella, credo che io e Marta andremo a trovarla Lunedì, mentre Martedì ci si vedrà tutti da me per una tombolata. Ho bisogno di soldi per Paris. (L) Ah, ecco! Parigi! Zia ha fatto una proposta indecentissima: ha un amico che le affitterebbe un appartamento a Parigi, lei paga l'affitto, noi i biglietti (che al momento costano sui 22 euro. Sarebbe...assolutamente magnifico. Ho bisogno di andare a Parigi, ora come non mai. Dopo gli esami, a marzo. Sarà perfetto, con Diego e zia. Sarà perfetto. E cammineremo per le strade come se fossimo soli nella corrente della Senna. Ah. Ah. Sarà perfetto. E più mi dicono di stare con i piedi per terra, più io non faccio che esaltarmi. Quanto è vro che appena arrivo a Pisa, mi fiondo da Feltrinelli a comprare la guida di Lonely Planet.

Dunque, Buon Natale to everyone, anche se in ritardo. Buon Natale a chi è tornato a casa: è difficile, vero? Ma è un bene esser andati via da qua, è davvero un bene. Amo Pisa, Dio, quanto la amo., anche se quando mi alzo e vado in cucina non si vede il mare.

 

(Icon by Tinebrella (L))

Words by IvyOfArtemisia {sabato, 27 dicembre 2008}
cittadacqua

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Pisa. Pisa, città di pioggia. Di poveri studenti che non rinunciano alle converse nemmeno con il diluvio. Che un giorno con nuvole bianche è un giorno d'estate. Pisa città di mille canali interni, che portano via quintali di foglie secche. Portarle dove, poi. Il mare freddo e bianco è lontano.

Oggi ho eliminato un'altro paio di voci dal post-it papiro piazzato sopra la scrivania: fare spesa e prendere materiale geografia. Un lavoraccio quest'ultimo: vai a richiederlo nella biblioteca del dipartimento, lascia documento, scappa in copisteria, corri a lezione, escine dopo quattro ore, vai in copisteria, aspetta che finisca la pausa pranzo, corri a riportare tutto in Biblioteca, torna a casa, metti ad asciugare tutto, mangia qualcosa, poi vai a fare la spesa. 'nsomma. Mi sono stancata oggi. E avevo i piedi freddi, e pesanti. L'ombrello sta in agonia dopo due anni di onorato servizio. E a Tropea ci sono 22 gradi, diamine. Diamine. Qui tra un po' mi crescono le branchie e là ci stanno 22 gradi, mh.

Dovrei dormire almeno da tre ore, considerato che domani dovrò essere fuori alle otto e mezza per andare in Banca a ritirare i soldi della borsa di studio: non ho la più pallida idea di cose potrò trovare una volta arrivata lì, nè di cosa farò dopo. Forse andrò a prendere il regalo a Lucia e un maglione a collo alto nero di cui ho urgentemente bisogno.

Ah, ho voglia di rivedere a teatro Francesco Biolchini. Sto leggendo il Re Lear e mi piace un sacco. La valigia è piena per metà di regali e libri. Come farò, come?! Dodici ore di treno, no. Non si può fare.

Curtains, di Peter Gabriel, come al solito. Stavo sul letto a piedi nudi, rilassata dopo la doccia e ho sentito i peli sul collo che si rizzavano: ci riesce solo lui, e solo con questa canzone.

And there are angels on our curtains, they keep the outside out, and there are lions on our curtains, they lick their wounds, they lick their doubts. With all the memories of the days...close you eyes, go to spleep.

E seguo il consiglio.

Chià

Words by IvyOfArtemisia {mercoledì, 17 dicembre 2008}
Pezzi di vetro.

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Come quando nei giorni d'inverno andavamo al Porto. O quando sulla sabbia cercavamo vetri di mare. Io li ho ancora tutti in una scatola, sai?

Pezzi di vetro, Francesco De gregori.

L'uomo che cammina sui pezzi di vetro
dicono ha due anime e un sesso
di ramo duro il cuore
e una luna e dei fuochi alle spalle
mentre balla e balla
sotto l'angolo retto di una stella
niente a che vedere col circo
nà© acrobata nà© mangiatore di fuoco
piuttosto un santo a piedi nudi
quando vedi che non si taglia
già  lo sai
ti potresti innamorare di lui
forse sei già  innamorata di lui
cosa importa se ha vent'anni
e nelle pieghe della mano
una linea che gira
e lui risponde serio è mia
sottintende la vita
e la fine del discorso la conosci già 
era acqua corrente un po' di tempo fa
e adesso si è fermata qua
non conosce paura
l'uomo che salta e vince sui vetri
e spezza bottiglie ride e sorride
perchè... ferirsi non è possibile
morire meno che mai e poi mai
e insieme visitate la notte
che dicono è due anime e un letto
e un tetto di capanna utile
e dolce come ombrello teso
tra la terra e il cielo
lui ti offre la sua ultima carta
il suo ultimo prezioso tentativo di stupire
quando dice è quattro giorni che ti amo
ti prego non andare via
non lasciarmi ferito
e non hai capito ancora come mai
gli hai lasciato in un minuto
tutto quel che hai
però stai bene dove stai
però stai bene dove stai

Words by IvyOfArtemisia {lunedì, 08 dicembre 2008}
Meglio se per sempre.

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Ho scoperto in una notte freddissima che Kafka è di un'esattezza micidiale. Ho scoperto che vivere nel suo mondo significherebbe rinunciare alla consapevolezza degli spazi giusti. La prospettiva è guasta, la morale è contraddittoria, i suoi uomini retti sono perduti.

Ho scoperto in una notte freddissima quanto intenso sia il rumore del motore di un aereo. La mia finestra trema ogni ora e mezza.

Words by IvyOfArtemisia {venerdì, 05 dicembre 2008}
Urbe.

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Un'altra settimana sta per concludersi: è stata faticosa. A little bit. Oggi ho dato il modulo 2 della patente europea per il computer (ECDL) e l'ho passato. Anche Ania. Panico, panico totale quando ci siamo rese conto che l'esame era simile a tutto tranne che alle simulazioni che avevamo fatto a casa. Dio, quindici minuti di puro terrore.

Siamo andate a festeggiare al Dolce Pisa, con cappuccino, cioccolata calda e biscotti. Poi a casa abbiamo fatto il bis con il flan. Non mangiavo così disordinato da mesi, probabilmente. Anzi...pensandoci bene credo di non aver mai mangiato così male! E pensare che stavo risolvendo i miei problemi con il cibo. Amen, devo darmi una regolata, di nuovo. Ho pronta la valigia per domani con un cambio, i regali, i libri. Porterò cn me un po' di tutto: Afterdark, Delitto e Castigo, Il processo. Devo sfruttare queste ore di viaggio pe portarmi avanti con la lettura: il tempo passa e i libri da leggere per gli esami aumentano.

Non vedo l'ora di andare a roma. Ho voglia di dormire nel letto con zia romana e accanto a Giulia, passare la notte a parlare e parlare e parlare, per poi svegliarsi in sincrono la mattina, con la luce bianca, cercando le coperte. Questo è il ricordo più vivido della mia estate. Bene, è stata una giornata piena. fortuna che ho fatto russo stamattina, altrimenti mi sarei trovata alle unidici di sera a fissare con sguardo ebete gli esercizi. Prenderò il treno delle 17, dovrei essere a Roma per le 20:15. Ha detto zia: se non mi trovi aspettami da Trombetta. Ma si, ma si (L)

Vado a nanna: ci si sente al mio ritorno, quando sarò in crisi post-twilight.

Chià

 

 

Cose da ricordare: la ragazza che è uscita dall'aula studio con in mano un bacino.

Words by IvyOfArtemisia {giovedì, 20 novembre 2008}

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© Citazione tratta dal libro "Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero" di Vasco Brondi