the sun had not yet risen. the waves paused.

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Sono tanto, tanto stanca. Tento di non mancare alle lezioni, ma a causa delle varie coincidenze e sovrapposizioni di orario manco irrimediabilmente ad almeno due, tre lezioni a settimana. Inoltre mi è stata cambiata la lezione di russo del martedì, altri casini da aggiungere alla mia già ingarbugliata tabella di marcia. Sto seguendo per bene la Battaglia: ci andrei anche se fuori ci fosse un diluvio universale di dimensioni bibliche, mancare al suo corso è assolutamente impensabile. Mentre sto allegramente saltando le lingue: ah, ma quest'anno gli esami vanno dati, non si sfugge. Vedremo come si metterà la situazione a Gennaio.
Intanto penso a Domenica: mi fa terribilmente strano dire Domenica vado a Dublino. Sono un po' contenta, un po' eccitata, un po' spaventata, un po'...incredula. xD Non so, vado a Dublino diocaro! La città per cui spasimavo sin da bambina! Avevo la testa piena di quelle storie di fate, di verde, di alberi esili, di cieli blu e viola e bianchi e di fiori. Che sarà esattamente tutto ciò che non troverò in quella città, ovviamente, ma mi basterà vedere una ragazza suonare suonare l'arpa in mezzo ad una qualche street per essere felice. Ed uscire una delle quattro sere che passeremo lì e bere una birra o un caffè e ridere e poi scrivere, scrivere, scrivere. Magari questo viaggio servirà alla mia ispirazione bloccata. E principalmente spero che possa servire la lontananza. Perché sono arrivata alla conclusione che per questo malessere diffuso, un po' fisico un po' no, non sia da incolpare questa città da cui scrivo e che è diventata di nuovo d'acqua, né i suoi abitanti d'altro canto. C'è qualcosa in me che non va, e non riesco a capire cosa sia: quindi ho bisogno di tornare a vedere le cose con più chiarezza, e questa grazia mi viene data solo dalla lontananza. Spero solo che Dublino basti, anche se non penso proprio.

Words by IvyOfArtemisia {lunedì, 12 ottobre 2009}
Summer time, summer time!

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Finito. Ho finito. Ed è stato davvero un bell'esame: gli ho tenuto testa, ho sostenuto le mie tesi, me ne sono andata a testa alta. L'ho portato a chiedermi di rivedermi. E ho ottenuto il mio trenta e lode. Abbiamo chiuso in bellezza: sabato si torna a casa.

Words by IvyOfArtemisia {giovedì, 16 luglio 2009}
Convertiamoci a Coleridge

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Respirare. Raccontare. Viviamo di questo e basta.

Sono tornata oggi alle sei. Un vento rovente mi ha accolto appena scesa dall'aereo, la LAM ha fatto un giro assurdo impiegando oltre mezz'ora a portarmi a casa. Sono a casa. Da notare, casa è un termine relativo, va contestualizzato. Al momento sono a Pisa, con la testa sono in un luogo poco precisato e molto poco reale. Sono tra le parole di una storia ombrosa, liquida, antica. Mettete dentro un po' di Tolkien, qualche ricordo trovato per strada, il bisogno di raccontare il reale del fantastico che ho abbandonato per il viceversa. Convertiamoci a Coleridge.

Non volevo tornare a Pisa. Non volevo per niente. E sfuggire al caldo, alle zanzare e allo studio forse per qualcun'altra sarebbe stato molto più facile. ma per me no, no, assolutamente no. Sono tornata, e mi darò questi altri due esami, crollasse il mondo. E continuerò qui, anche se qui sono sola. Anche se vengo lasciata sola. E sono già -29 al ritorno a casa. Torniamo a Casa, torniamoci sempre.

 

Words by IvyOfArtemisia {venerdì, 19 giugno 2009}
Peana

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Ototopoi, Apollo. Ototopoi. Ti alzo un peana in favore e soccorso di noi poveri studenti insonni per il caldo, gli esami e le zanzare. E lo so che nello Ione ti spari una figura di merda dopo l'altra, ma ti prego, fa che l'esame mi vada bene. E che vada bene anche quello di Lett. Inglese, mi basta averlo passato con il minimo, ché sono 7 crediti ed un programma notevole. E voglio sbrigarmi presto, tornare a casa, fare la valigia e annegare sotto la doccia. Che devo tornare a casa, Apollo. Fa che alla Mirto giri bene, anche se sarò la seconda e mi ucciderà tipo una vittima sacrificale davanti agli aruspici.  Fa che il prossimo mercoledì sia per tutti una bella giornata. Ototopoi, ototopoi.

Words by IvyOfArtemisia {martedì, 26 maggio 2009}
Che m'intristisci

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Questa mattina ho dato il modulo 7 dell'ECDL, passato con il 97%. Il prezzo da pagare per il premio di mercoledì mattina, di questa sorpresa che nessuno si aspetta ma che è così prossima. Non so perché, ma ho la spietata sensazione che i giorni che passerò a casa trascorreranno più velocemente dell'altra volta. Torno a casa sfatta. Non ho nemmeno idea, di come sono al momento. Mi sento come se dopo gli esami mi fossi lasciata andare, come se l'inizio delle lezioni fosse arrivato cogliendomi impreparata. La mia stanza è così vuota senza il divanetto multicolor: quell'oggetto funzionale di arredamento che è, che è ormai un simbolo di affetto, delle persone che vi hanno dormito, come delle mie serate trascorse accucciata, con la schina al muro, a leggere senza luce.

Sono stata a lezione fino alle cinque e mezza, nel palazzo rosso di via S. Maria. Stretti stretti, come sempre, a pendere dalla sue labbra. Occhi che non mi considerano, nei miei vestiti grigi, sempre in bilico come il funambolo di Nietzsche tra il tutto del cielo e il nulla della terra. Troppo troppo normale per lui. Mentre oggi alle undici pa' ha icontrato zio Bruno, in panetteria. Solita giacca, solita abbronzatura, solita sigaretta, e gli ha raccontato di me. Avrei voluto vederli, i due uomini della mia vita, a parlare di me e a sperare di rivedermi presto.

Dolcemente malinconica, con lo stomaco in subbuglio per la troppa cioccolata, allegra per la telefonata di Larissa (Larissa? Yaaaaaaaa.), soddisfatta per l'ECDL, triste per il suo distacco, Chiara ascolta Oh Morte del tenerissimo di Moltheni, e va' a farsi una meritata doccia.

Words by IvyOfArtemisia {lunedì, 09 marzo 2009}
prolungamenti

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Strano che mi sia decisa a tornare; e a tornare, poi, con un template autunnale pieno di foglie morte e di settembre e di cose così. Ma mi andava, come se ora che ci avvicinassimo alla primavera non riuscissi a staccarmi gli ultimi resti di freddo. In ogni caso, siccome non mi va di ricopiare i post dal blog su msn, riassumerò quello che è successo in quest'ultimo mese. Dopo l'esame di Geografia culturale ho fatto un tour de force tremendo e ho preparato Teoria della letteratura: sei giorni di studio disperatissimo si sono conclusi in undici minuti di chiacchierata con monsieur Brugnolo e un 30L sul mio libretto. Cose da non dimenticare di questo esame: la preparazione con Titania e i balletti di pulp fiction con Ale fuori dallo studio. Dopo circa una settimana di coma mi sono rimessa a studiare (tardi, tardi, tardissimo) per Letteratura russa - 454 pagine di Riasanovsky, le due dispense micidiali del Carpi e 1kg di appunti - per arrivare al 19 febbraio assolutamente stremata, con i ritmi del cibo e del sonno totalmente sballati e sul punto di sclerare non appena ho visto rispondere 86 persone all'appello. Fattostà che sono rimsta lì fino alle sette, orario in cui mi ha fatto entrare. Esame delizioso, privato, al buio, delizioso davvero se non fosse stato 30secondi dopo aver iniziato l'ho guardato e mi sono bloccata. Ero così stanca che non riuscivo nemmeno ad articolare una parola. Ma poi l'esame è andato bene, l'entmischung deve averlo colpito davvero enormemente per avermi messo, anche lui, 30L. Cose da ricordare di questo esame: le risate con Daniel, il bivacco nell'anticamera dello studio, e Ivan IV, Ivan IV, Ivan IV, inizio con questo, con questo con questo. << Con cosa vuoi iniziare?>> << il paganesimo slavo>>. Una delle scelte migliori che abbia mai fatto, non mi ha chiesto nemmeno l'ombra di una data.

Sono uscita da palazzo Bolelli con un sorriso ebete che faceva girare tutti i passanti, e al telefono con zia parlavo cose non fossi nemmeno io. E il giorno dopo è arrivata mamma, e sono andata a prenderla in aereoporto e poi domenica è arrivato papà e siamo stati a Viareggio, e siamo stati felici.

Aw, loro non sanno ancora che l'11 scenderò a casa. Non vedo l'ora che arrivi quel giorno.

Words by IvyOfArtemisia {domenica, 01 marzo 2009}

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© Photo The lovely air so thin" by SwellShade
© Citazione tratta dal libro "Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero" di Vasco Brondi